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Il porto e la Torre di Cerrano

Agli inizi del 1860, nell’Italia centrale e meridionale vengono costruite le ferrovie, che ribaltano il tradizionale rapporto tra pianura e collina, tra la costa e l’interno. Sul versante adriatico, gli unici centri di una certa importanza sono in quel tempo Ortona e Termoli; le altre zone sono popolate solo da poveri borghi di pescatori e contadini, continuamente interrotte dalle larghissime foci di numerosi torrenti, periodicamente soggetti a piene violente. La stazione ferroviaria diviene così un elemento costante e tipico, in quanto luogo privilegiato, che influisce sugli sviluppi e sulle crisi dei luoghi.
Quattro episodi soprattutto hanno avuto nelle stazioni un punto di forza determinante: la bonifica delle pianure, la formazione delle industrie, lo spopolamento delle montagne, il turismo.
La stazione diventa in breve tempo, il centro di una frazione scalo che, dapprima lentamente, poi sempre più rapidamente, si amplierà fino a superare le dimensioni del paese di origine, in quanto luogo dove esiste il lavoro migliore, dove passano tutti gli scambi con il resto d’Italia e, quindi, per il paese è il punto di contatto con le città. La frazione-scalo finisce con l’acquistare una propria vitalità, con l’offrire più del vecchio centro, pertanto, completamente invertito a favore del nucleo stazione-costa, è il rapporto tra la zona litoranea e collinare (es. Porto S.Giorgio-Fermo; Roseto Montepagano; ecc.), nel nostro caso Villa Filiani-Mutignano. Infatti, prima della costruzione della stazione, nella frazione Villa Filiani esistevano soltanto la villa dei signori Filiani, quella dei Caccianini e la torre di Cerrano che, con la sua caratteristica costruzione ha sempre rappresentato il simbolo di Pineto.
Torre Cerrano si trova a pochi chilometri a sud dell’abitato e spicca nettamente all’orizzonte sorgendo su una collina lambita dal mare, coronata da un ciuffo di pini contorti dal vento marino. La base del complesso è formata da un massiccio muraglione in laterizio di forma quadrata con le muraglie inclinate a piramide e coronate da merli, mentre la torretta terminale, anch’essa merlata e di più recente costruzione, ha la forma di parallelepido regolare.
Interessanti documenti ci permettono di stabilire che il porto di Cerrano era già attivo al tempo dell’antica Roma; la torre (o castello) di Cerrano, invece, è certamente preesistente al XIII secolo: infatti, nel 1294 Carlo 11 d’Angiò ordina ai «Castelli di Silvi e Montepagano» di contribuire, insieme ad Atri, alla ricostruzione della torre del porto di Cerrano in quanto i due «Castelli» ne traevano utilità.
Nel 1352 gli Angioini, con la regina Giovanna e il re Lodovico concedono un sussidio per il restauro del porto di Cerrano quale premio agli Atriani, che si erano distinti durante l’invasione ungherese. Nel 1363, la regina Giovanna ordina al «Maestro Portulano» di non usare preferenze al porto di S. Flaviano (Giulianova) in danno di quello di Cerrano.
Nel 1388, il re Ladislao di Boemia, con l’approvazione della regina Margherita, sua madre e tutrice, concede che gli introiti del porto di Cerrano non vadano nelle casse dell’erario bensì siano utilizzati dal comune di Atri per restaurare il suddetto porto”.
Nel 1447 la Repubblica di Venezia, in rotta con gli Angioini, invia una potente flotta, guidata da Andrea Loredano, con il compito di devastare tutti i porti dell’Adriatico fra cui quello di Cerrano. Durante l’attacco viene distrutto il porto e con esso la torre di difesa con due case e una serie di magazzini attorno. Successivamente, nonostante un sussidio di 300 ducati annui elargito da Ferdinando 1 di Napoli, gli Atriani non riescono più a restaurare il suddetto porto in quanto, alla fine del ‘400, sotto la stima del patrimonio comunale, non rimaneva altro che: «Item ha lo castello de lo porto de Cerrano cum casamenta dentro et sbaglio (cortile) cum terrrino de fora de le mura cum prato ce tomuli uno appresso le case de l’ecclesia de Sancto Nicola da di lati et da pedi lo lito de la marina et da capo la strada de la salara et altri fini (Catasto 1499)».
Nel XVI secolo, il porto di Cerrano, rovinato totalmente e quindi inservibile per l’approdo dei navigli, costituiva più un peso che un vantaggio, per cui Bartolomeo di Cola Sorricchio, procuratore dell’Università, il 14 settembre 1531, dopo un ulteriore tentativo di ricostruzione, lo cede a discrete condizioni ad una società formata da tre persone. E’ questa l’ultima volta in cui nei documenti si fa menzione del Porto di Cerrano.
Il comune di Atri, tuttavia, sentendo la necessità di risolvere la questione del porto, decide di abbandonare il diroccato e rinterrato porto di Cerrano per costruire un piccolo approdo presso la marina di Calvano. A tale scopo il 9 novembre 1518 si acquistò: «una mezza tomolata di terreno in contrada Calvano vicino al lido del mare per il prezzo di ducati sedici a ragione di carlini undici per ogni ducato».
Calvano, benché denominato porto, non assurge mai a tale dimensione, ma rimane sempre un semplice approdo di barconi, che percorrono i porti del litorale adriatico da Ancona al Gargano, spingendosi talvolta fino alla costa slava. La darsena è dotata di osteria, di locali idonei al riposo delle truppe e dei viandanti di passaggio, nonché di un’ampia stalla per il ricovero degli animali.
In seguito, viene costruita una nuova Torre, insieme a tante altre lungo tutta la costa adriatica, per ordine del vicerè duca d’Alcalà don Pietro Perefan de Ribeira contro le incursioni di turchi e corsari, poco dopo un assalto del 1566. La costruzione, che prende nome dal limitrofo torrente Cerrano, è già pronta ed allestita nel 1582. Essa rappresenta uno dei pochi superstiti tra i numerosi fortilizi della costa usati come posti di vedetta e di difesa”. Analoghe costruzioni ben conservate sono visibili a Giulianova e Termoli, ove il torrione è ora adibito a ristorante.
L’elemento base della torre di Cerrano è acquistato agli inizi del ‘900 da Pasquale Filiani, ufficiale di Marina, che ne cura la ristrutturazione nello scrupoloso rispetto dello stile originale con l’aggiunta della torretta terminale. Non troppo in armonia con lo stile originario è invece il corpo aggiunto sul lato sud da un nuovo proprietario degli anni venti: il marchese De Sterlich. Più rispettoso dello stile è stato invece l’ultimo proprietario, l’ingegner Tito Marucci, che ne ha curato particolarmente la buona conservazione.
Agli inizi del 1860, nell’Italia centrale e meridionale vengono costruite le ferrovie, che ribaltano il tradizionale rapporto tra pianura e collina, tra la costa e l’interno. Sul versante adriatico, gli unici centri di una certa importanza sono in quel tempo Ortona e Termoli; le altre zone sono popolate solo da poveri borghi di pescatori e contadini, continuamente interrotte dalle larghissime foci di numerosi torrenti, periodicamente soggetti a piene violente. La stazione ferroviaria diviene così un elemento costante e tipico, in quanto luogo privilegiato, che influisce sugli sviluppi e sulle crisi dei luoghi.
Quattro episodi soprattutto hanno avuto nelle stazioni un punto di forza determinante: la bonifica delle pianure, la formazione delle industrie, lo spopolamento delle montagne, il turismo.
La stazione diventa in breve tempo, il centro di una frazione scalo che, dapprima lentamente, poi sempre più rapidamente, si amplierà fino a superare le dimensioni del paese di origine, in quanto luogo dove esiste il lavoro migliore, dove passano tutti gli scambi con il resto d’Italia e, quindi, per il paese è il punto di contatto con le città. La frazione-scalo finisce con l’acquistare una propria vitalità, con l’offrire più del vecchio centro, pertanto, completamente invertito a favore del nucleo stazione-costa, è il rapporto tra la zona litoranea e collinare (es. Porto S.Giorgio-Fermo; Roseto Montepagano; ecc.), nel nostro caso Villa Filiani-Mutignano. Infatti, prima della costruzione della stazione, nella frazione Villa Filiani esistevano soltanto la villa dei signori Filiani, quella dei Caccianini e la torre di Cerrano che, con la sua caratteristica costruzione ha sempre rappresentato il simbolo di Pineto.
Torre Cerrano si trova a pochi chilometri a sud dell’abitato e spicca nettamente all’orizzonte sorgendo su una collina lambita dal mare, coronata da un ciuffo di pini contorti dal vento marino. La base del complesso è formata da un massiccio muraglione in laterizio di forma quadrata con le muraglie inclinate a piramide e coronate da merli, mentre la torretta terminale, anch’essa merlata e di più recente costruzione, ha la forma di parallelepido regolare.
Interessanti documenti ci permettono di stabilire che il porto di Cerrano era già attivo al tempo dell’antica Roma; la torre (o castello) di Cerrano, invece, è certamente preesistente al XIII secolo: infatti, nel 1294 Carlo 11 d’Angiò ordina ai «Castelli di Silvi e Montepagano» di contribuire, insieme ad Atri, alla ricostruzione della torre del porto di Cerrano in quanto i due «Castelli» ne traevano utilità.
Nel 1352 gli Angioini, con la regina Giovanna e il re Lodovico concedono un sussidio per il restauro del porto di Cerrano quale premio agli Atriani, che si erano distinti durante l’invasione ungherese. Nel 1363, la regina Giovanna ordina al «Maestro Portulano» di non usare preferenze al porto di S. Flaviano (Giulianova) in danno di quello di Cerrano.
Nel 1388, il re Ladislao di Boemia, con l’approvazione della regina Margherita, sua madre e tutrice, concede che gli introiti del porto di Cerrano non vadano nelle casse dell’erario bensì siano utilizzati dal comune di Atri per restaurare il suddetto porto”.
Nel 1447 la Repubblica di Venezia, in rotta con gli Angioini, invia una potente flotta, guidata da Andrea Loredano, con il compito di devastare tutti i porti dell’Adriatico fra cui quello di Cerrano. Durante l’attacco viene distrutto il porto e con esso la torre di difesa con due case e una serie di magazzini attorno. Successivamente, nonostante un sussidio di 300 ducati annui elargito da Ferdinando 1 di Napoli, gli Atriani non riescono più a restaurare il suddetto porto in quanto, alla fine del ‘400, sotto la stima del patrimonio comunale, non rimaneva altro che: «Item ha lo castello de lo porto de Cerrano cum casamenta dentro et sbaglio (cortile) cum terrrino de fora de le mura cum prato ce tomuli uno appresso le case de l’ecclesia de Sancto Nicola da di lati et da pedi lo lito de la marina et da capo la strada de la salara et altri fini (Catasto 1499)».
Nel XVI secolo, il porto di Cerrano, rovinato totalmente e quindi inservibile per l’approdo dei navigli, costituiva più un peso che un vantaggio, per cui Bartolomeo di Cola Sorricchio, procuratore dell’Università, il 14 settembre 1531, dopo un ulteriore tentativo di ricostruzione, lo cede a discrete condizioni ad una società formata da tre persone. E’ questa l’ultima volta in cui nei documenti si fa menzione del Porto di Cerrano.
Il comune di Atri, tuttavia, sentendo la necessità di risolvere la questione del porto, decide di abbandonare il diroccato e rinterrato porto di Cerrano per costruire un piccolo approdo presso la marina di Calvano. A tale scopo il 9 novembre 1518 si acquistò: «una mezza tomolata di terreno in contrada Calvano vicino al lido del mare per il prezzo di ducati sedici a ragione di carlini undici per ogni ducato».
Calvano, benché denominato porto, non assurge mai a tale dimensione, ma rimane sempre un semplice approdo di barconi, che percorrono i porti del litorale adriatico da Ancona al Gargano, spingendosi talvolta fino alla costa slava. La darsena è dotata di osteria, di locali idonei al riposo delle truppe e dei viandanti di passaggio, nonché di un’ampia stalla per il ricovero degli animali.
In seguito, viene costruita una nuova Torre, insieme a tante altre lungo tutta la costa adriatica, per ordine del vicerè duca d’Alcalà don Pietro Perefan de Ribeira contro le incursioni di turchi e corsari, poco dopo un assalto del 1566. La costruzione, che prende nome dal limitrofo torrente Cerrano, è già pronta ed allestita nel 1582. Essa rappresenta uno dei pochi superstiti tra i numerosi fortilizi della costa usati come posti di vedetta e di difesa”. Analoghe costruzioni ben conservate sono visibili a Giulianova e Termoli, ove il torrione è ora adibito a ristorante.
L’elemento base della torre di Cerrano è acquistato agli inizi del ‘900 da Pasquale Filiani, ufficiale di Marina, che ne cura la ristrutturazione nello scrupoloso rispetto dello stile originale con l’aggiunta della torretta terminale. Non troppo in armonia con lo stile originario è invece il corpo aggiunto sul lato sud da un nuovo proprietario degli anni venti: il marchese De Sterlich. Più rispettoso dello stile è stato invece l’ultimo proprietario, l’ingegner Tito Marucci, che ne ha curato particolarmente la buona conservazione.
Attualmente la Torre di Cerrano è stata acquistata dall’Amministrazione Provinciale di Teramo che, previa ristrutturazione, vi ha istituito, nel 1983, un centro di ricerca e di studio di biologia marina.

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